Errori GDPR

5 errori GDPR delle agenzie di comunicazione

Hai visto anche tu errori GDPR delle agenzie di comunicazione?  Il nesso tra GDPR e comunicati stampa è chiaro oggi? Forse no. Dopo il mio post GDPR e uffici stampa, ho iniziato a leggere notizie e commenti dei professionisti: giornalisti, agenzie di comunicazione, consulenti. Ho visto ancora molta confusione e, di fatto, alcuni errori di applicazione del GDPR. Le agenzie che lavorano con elenchi giornalisti molto grandi sono preoccupate perché il carico di lavoro, nella gestione di richieste di consenso e dinieghi, aumenta a dismisura.

Che tu sia giornalista, addetto stampa o azienda con continui contatti con i giornali, in questo post voglio darti indicazioni utili: non sono tutte le risposte che cerchi, ma alcuni consigli importanti.

5 errori GDPR delle agenzie di comunicazione

Il regolamento sulla protezione dei dati personali ha molti aspetti da interpretare. Ci sono, però, alcuni principi espressi in modo chiaro e, in questo, gli uffici stampa non possono sbagliare.
Ho visto personalmente, nella mia casella di posta, richieste di consenso al trattamento dei dati non conformi al GDPR, anche per i comunicati stampa:

  • Silenzio-assenso. La formula “se l’utente non risponde, ha detto di sì”, non è più valida, nemmeno nel caso di GDPR e comunicati stampa. Anche il giornalista deve dare il suo consenso esplicito a ricevere i comunicati. Qualsiasi messaggio che accenna al silenzio-assenso è fuorviante e soprattutto, inutile.
  • Richiesta di consenso facilitata. Secondo il regolamento, non è possibile neppure indirizzare la scelta del giornalista verso il “Sì”, magari con la crocetta già definita sul form o con un messaggio di testo scritto in modo astuto. Il timore che, con il GDPR, i database giornalisti vengano decimati da piogge di “no” è legittimo; evitare la legge, però, non è la soluzione.
  • Indirizzi mail raccolti per un motivo, usati per un altro.
    Il regolamento dice con chiarezza che i dati vanno utilizzati per un solo motivo: quello che l’utente conosce e che ha accettato. Se i giornalisti che hai in database hanno accettato di ricevere comunicati stampa di mostre d’arte, dovranno ricevere notizie di mostre d’arte. Se, in futuro, come ufficio stampa, divulgherai una notizia di turismo, non potrai utilizzare il tuo database senza un’ulteriore verifica.

Questo è forse tra i problemi maggiori degli uffici stampa. Quando i due ambiti di lavoro sono molto distanti, evitare l’errore è molto semplice: nessun’agenzia manda un comunicato di sport a un giornalista gastronomico. Che succede, però, se un ufficio stampa noto per i comunicati stampa di porte blindate manda notizie relative ai sistemi antifurto? Il giornalista che scrive di porte blindate, infatti, spesso scrive anche di sistemi antifurto. Il solo modo che conosco, oggi, per evitare l’impasse è chiedere comunque il consenso esplicito e approfittarne per chiamare il giornalista e stringere una relazione più stretta.

  • Indirizzi mail raccolti molto tempo prima e riutilizzati.
    Secondo il GDPR, i dati vanno utilizzati per il tempo necessario al progetto specifico, per il quale l’utente ha dato il consenso. Se il tuo elenco giornalisti è troppo vecchio e non è aggiornato, è ora di rinnovarlo.
  • Richieste di troppe informazioni.
    Quando prepari il modulo per la richiesta di accredito stampa dei giornalisti, chiedi le informazioni strettamente necessarie e motiva il perché. Chiedere al giornalista la sua città di provenienza è utile, per esempio, quando organizzati viaggi stampa e educational tour. Chiedere l’indirizzo di casa è utile, se il giornalista è un collaboratore freelance e intendi mandargli il materiale via posta. Dichiarare in modo esplicito il motivo per cui fai la richiesta del dato non è solo GDPR compliant: è un modo per far capire al giornalista che cosa potrà aspettarsi dall’ufficio stampa.

Hai altri esempi di errori GDPR delle agenzie di comunicazione?
Scrivile nei commenti.