brand journalism

Brand journalism, che cos’è

Che cos’è il brand journalism? Ho rivolto questa domanda a Marialetizia Mele, giornalista esperta in brand journalism e comunicazione aziendale.

Soprattutto, le ho chiesto perché il “giornalismo della marca” è un’ottima occasione per le imprese, soprattutto le Pmi.

Marialetizia, puoi spiegare che cos’è il brand journalism e soprattutto, che cosa non è brand journalism?

Marialetizia MeleBrand journalism è informazione giornalistica fondata da un’azienda. Vorrei spiegarlo nel dettaglio, perché c’è ancora molta confusione sul termine. Quando un’impresa, che ha un core business diverso dall’editoria, fonda uno strumento di informazione, fa brand journalism.
Questo modello è peculiare:

  • brand journalism non è pubblicità
  • non è informazione sui prodotti
  • non è content marketing
  • non coincide con l’house organ aziendale.

Spiegami meglio queste differenze. Si tratta, sempre, di fare informazione di marca, non è così?

Fare brand journalism vuole dire fare informazione al pubblico; non significa parlare del marchio.
Non è pubblicità, perché l’obiettivo non è persuadere il cliente dei vantaggi di un prodotto.
Non è neppure content marketing, cioè non è un contenuto informativo, ma orientato alla vendita.
Il brand journalism, come lo intendiamo oggi, è diverso dall’house organ, il giornale aziendale perlopiù destinato ai dipendenti interni. L’azienda fa brand journalism quando cura un giornale che fa informazione a tutti gli effetti: inchieste verificate, argomenti indipendenti dal marchio.

Che cosa lega, allora, questo giornalismo al marchio che lo sostiene?

Il focus di questo modello è il lettore. L’azienda ha un pubblico di riferimento: sono i suoi clienti reali e potenziali. Il giornale si rivolge a quel target e scrive di argomenti di suo interesse. I prodotti, le notizie, la vita dell’azienda possono non figurare mai tra gli articoli del giornale, o comparire solo in modo occasionale.

Qual è il vantaggio, per un’azienda, nel fare brand journalism?

L’obiettivo è fare del marchio una figura autorevole, un punto di riferimento di cui ci si fida. Conosci il rapporto Edelman sulla fiducia dei consumatori?

Già nel 2017, annunciava che la fiducia nei media è in calo. Al contrario, le persone si fidano di più delle informazioni date dalle aziende. Vedi quale grande potenzialità è nascosta nel brand journalism?

Le aziende possono fare informazione, informazione vera, e costruirsi la fiducia nel loro pubblico.

Mi ricordi alcuni casi di successo?

Tra gli altri, ti segnalo:

Marialetizia, sembra un modello adatto alle grandi aziende. Si può applicare alle Pmi?

Le imprese di piccole e medie dimensioni hanno grandi vantaggi a intraprendere un progetto di brand journalism.
Il loro obiettivo è farsi conoscere e diventare un marchio autorevole. Non è necessario fare grandi investimenti per iniziare un progetto: bastano pochi consulenti, interni o esterni. È importante, però, che abbiamo competenze specifiche.

Il brand journalist migliore è un giornalista che è stato anche comunicatore d’impresa: sa come si scrive un articolo, come si fa un’inchiesta e sa dialogare con l’azienda.
Cito spesso https://thedistance.com/ : è un progetto nato per parlare alle Pmi e non ha richiesto investimenti onerosi.

Molti giornalisti temono che scrivere su un giornale pagato da un’azienda li vincolerà nella libertà di stampa.

Al contrario. L’azienda ha tutto l’interesse nel diffondere un giornale che dia informazioni libere e che si costruisca, nel tempo, un’immagine credibile. L’autentico brand journalism rispetta le regole del giornalismo, come gli altri giornali. L’azienda userà altri canali per fare promozione dei prodotti: la pubblicità, i publiredazionali.

Che cosa consigli alle aziende? Il brand journalism si sostituisce all’ufficio stampa e alla pubblicità?

Sono ambiti differenti. Non si escludono a vicenda, possono coesistere, in misura delle scelte aziendali e degli investimenti disponibili. È importante avviare un progetto di brand journalism con un impegno preciso: ci vogliono strategia, sistematicità e un piano editoriale prolungato nel tempo. Io consiglio di partire con un programma di almeno sei mesi di lavoro.

Ci sono percorsi di formazione per chi vuole imparare a fare il brand journalist?

Segnalo un master già iniziato a Roma: ho tenuto la prima lezione, me le iscrizioni ai singoli moduli sono ancora possibili.
Per i giornalisti, sulla piattaforma Sigef per la formazione continua è disponibile il corso “Mobile Journalism e Brand Journalism, nuove forme di giornalismo: cosa sono, come si producono, quali opportunità di lavoro offrono”, a cura di OdG Lombardia.
Per altre informazioni chiedete a Marialetizia, la trovate on line http://www.yourbrandjournalist.it