Comunicare l’attività d’impresa

Stavo studiando il modo per definire i miei servizi di consulenza per comunicare l’attività d’impresa. Pensavo a come sia possibile proporre in “vendita” un bagaglio di conoscenza, per quanto specifico, e mi è tornato alla memoria un testo antico, il Protagora di Platone:

“(…) Coloro che portano le conoscenze in giro per le città e le vendono a chi di volta in volta le richiede, lodano tutto quello che vendono, ma forse qualcuno, mio caro, ignora cosa sia utile e cosa dannoso per l’anima tra le cose che vendono. (…)

Si rischia molto di più nell’acquistare gli insegnamenti che non i cibi. I cibi, infatti, e le bevande, una volta acquistati dal venditore o dal commerciante, si possono portare via in altri recipienti. Prima di berli o mangiarli si può, dopo averli riposti in casa, chiedere consiglio, domandare a un esperto se va bene mangiarli o meno, in quale quantità e quando. In questo modo non si rischia molto nell’acquisto. Al contrario, non è possibile portar via le conoscenze in un altro recipiente, ma, dopo aver pagato il prezzo pattuito, acquisito e ricevuto l’insegnamento nell’animo bisogna andar via o con un danno o con un beneficio. Ora, se riesci a sapere quali tra questi insegnamenti risulti utile o dannoso, potrai tranquillamente comprarli”.

Il bersaglio di Platone in questo testo sono i sofisti, i primi a “vendere” servizi in un’area di mercato, diremmo nel nostro linguaggio attuale, molto particolare: il sapere. Il discorso di Platone mira a molto altro, ma quello che mi interessa è l’accento su un problema che tutti coloro che vivono di comunicazione, oggi, sentono ogni giorno.

Vendere “conoscenze” è molto diverso dal commercio di prodotti “tangibili”.

La gran parte di quello che attiene alla comunicazione è immateriale e dà risultati, almeno in parte, altrettanto immateriali, tradotti in visibilità e immagine aziendale. Decidere se un uovo è marcio e non va consumato, in fondo, è abbastanza facile. Più complesso stabilire se un sapere è quello più adatto al nostro “animo”; nel mondo di oggi, diremmo “se una strategia è la più efficare per comunicare l’attività di impresa”. I filosofi esperti non me ne vogliano: tralasciamo, in questa sede, il tema della distanza tra i sofisti e Platone  e altri approfondimenti. Platone scrive: “se riesci a sapere quali tra questi insegnamenti risulti utile o dannoso, potrai tranquillamente comprarli”. Un servizio di consulenza in comunicazione può servire a questo.

Mi piace considerarmi un po’ come l’esperto che consiglia quali cibi consumare e quali no: valuto, insieme al cliente, se quel tipo di investimento pubblicitario è opportuno, se si deve lavorare di più sui social media o sulla carta stampata e come. Laddove non sono io l’esperta più adatta per uno specifico progetto di comunicazione, sono in grado di consigliare la persona giusta e di coordinarne il lavoro, nel contesto di un progetto più ampio.

Come conclude Platone:

“Al contrario, caro amico, stai attento a non mettere a rischio e a giocare a dadi quanto vi è di più caro”.