Expo 2015 e un errore nel testo

A metà marzo, a poco meno di due mesi dall’inaugurazione di Expo 2015, un’immagine spopolava sulla rete: un cartellone con un errore nel testo inglese,But your ticket at Fiera Milano”, in seguito corretto con “Buy your ticket at Fiera Milano”. L’episodio andava ad accrescere l’onda di critiche, già numerose, sulla cattiva gestione di Expo 2015.

Rimando la riflessione sui danni d’immagine di questo genere di “incidenti”, compresi quelli che, in un secondo momento, si rivelano non veri ma che, prima di essere smascherati come bufale, hanno avuto il tempo di circolare e di diffondere una cattiva fama. Io vorrei parlare d’altro, provando a capire come un errore così clamoroso sia potuto accadere.

Mi viene in mente un caso simile, accaduto a un’azienda, più piccola, in circostanze meno ambiziose di Expo 2015. Si stava lavorando a un cartellone per una fiera di prodotti. Questi lavori richiedono il concorso di più competenze: dal grafico agli stampatori. Il progetto viene studiato e pensato da un’agenzia di comunicazione, sotto la supervisione del cliente. Anche allora fu commesso un errore nel testo. Si trovò il tempo per scoprirlo a stampa ultimata e fu un concorso di colpa: del copy dell’agenzia, ma anche di chi, in azienda, era stato chiamato a controllare il lavoro.

Possibile? Un errore nel testo, così macroscopico? Sì, possibile.

Nel procedere del lavoro tutti gli operatori in gioco erano concentrati su altro: la resa grafica, la tecnica di stampa, i materiali. Il testo era considerato la parte più semplice e si è sottovalutata la fase di revisione. C’è poi un altro elemento: chi lavora molto con le parole sa che, leggendo e rileggendo uno stesso testo, gli errori finiscono con il diventare “invisibili”. Il cervello, semplicemente, non li vede più. A questo rimediava, un tempo, il correttore di bozze, che era chiamato a leggere il testo ex novo e aveva più probabilità di rintracciare i refusi. In molti progetti alle prese con problemi di budget, i correttori di bozze non vengono neppure considerati. Chi ha riservato parole di fuoco per il cartellone di Expo aveva le sue ragioni: nell’iter di realizzazione di quel prodotto è mancata la fase del controllo finale, anche da parte dell’azienda cliente. Può essere, aggiungo, che non ci sia stata chiarezza, nella distribuzione dei compiti tra supervisore e agenzia e questo è un altro  tema chiave.

Ne riparleremo.