vaccini e informazione

La Stampa: vaccini e informazione

Un articolo del 12 luglio su La Stampa mi ha fatto riflettere sul rapporto tra vaccini e informazione. Anna Masera scrive a proposito della manifestazione per la ‘‘Libertà di scelta in campo vaccinale”, svoltasi a Pesaro il giorno 8 luglio. La Stampa rilancia su Facebook l’articolo spiegando di aver ricevuto, in redazione, molti messaggi di lettori che si domandavano perché nei giorni prima la notizia non era apparsa sul giornale.
Seguono parecchi commenti all’articolo, esempio di come la querelle tra coloro che dicono vaccini basta e chi è favorevole ai vaccini sia sempre più accesa.

La questione vaccini si e vaccini no cattura la mia attenzione e non solo perché sono mamma. I vaccini sono pericolosi? I vaccini provocano effetti collaterali? I vaccini: è meglio farli o non farli?  I dubbi che circolano nell’opinione pubblica stanno diventando una cartina al tornasole di come nascono e crescono i movimenti di opinione oggi e su vengono lette, comprese e diffuse le informazioni.

I lettori de La Stampa più critici hanno rimproverato al giornale di non aver dato risalto alla manifestazione nei giorni immediatamente successivi. La risposta si legge chiaramente nel pezzo del 12 luglio e ha un tono piuttosto freddo.
Era prevedibile: a nessun giornalista piace sentirsi dire che cosa scrivere, nemmeno se sono i lettori a farlo.

Lettori, uffici stampa, aziende e associazioni dovrebbero ricordarsi sempre di un dettaglio: il giornale è libero di scegliere che cosa pubblicare e che cosa no. Criterio di scelta sarà la notizia, un fatto di interesse pubblico, in coerenza con la linea editoriale che il giornale si è dato.

Nel caso dell’evento free vax di Pesaro, la questione poteva dirsi questa: decidere se un evento a cui hanno partecipato 10 mila persone era una notizia pubblicabile.

A proposito, sul web sono circolati articoli che riportavano dati di 40 mila persone; sui social il numero è salito anche a 100 mila. La foto dava l’idea di una grande folla e anche questa confusione sui numeri ha contribuito a confermare idee discordanti, fra i free vax o no vax e i vaccinisti.

Dico la mia opinione: ci sono molte motivazioni che spingono un giornalista a non pubblicare una notizia.
La prima, la più semplice, è non avere abbastanza informazioni in merito. Era possibile limitarsi a pubblicare il lancio d’agenzia, ma il tema vaccini pro e contro è spinoso.

E’ giusto pubblicare una notizia in modo incompleto?
E’ possibile scrivere solo “come sono andati i fatti” senza dare al lettore punti di riferimento per comprenderli?

Per esempio, 10 mila persone per una manifestazione per la ”Libertà di scelta in campo vaccinale”  sono tante o poche?  Altro esempio, ancora più delicato: le ragioni della manifestazione sono chiare?

Se il tema che emerge dalla notizia è controverso, è sufficiente raccontarlo senza chiedersi che effetto avranno, quel titolo e quella foto pubblicata sul giornale?

A questo link si legge  un caso, del tutto diverso, in cui si discute proprio sull’eventualità di non pubblicare una notizia.

Un altro motivo che spinge un giornalista a non pubblicare una notizia è la valutazione della sua “rilevanza”  e questo sembra essere l’argomento dato da La Stampa ai lettori.
L’importanza della notizia non si decide in valore assoluto: sul tavolo del giornalista figurano tante potenziali notizie. I fatti che, infine, diventano articoli di giornale sono sempre frutto di una selezione.

Lettori, ma anche aziende e uffici stampa tendono a dimenticare questo passaggio: la notizia che vorrebbero vedere divulgata, per loro, è una. Il giornale, invece, si trova letteralmente di fronte a migliaia di comunicati stampa e fatti da vagliare. La scelta che farà dipende da molti fattori.

Secondo la mia opinione, la notizia della manifestazione di Pesaro andava pubblicata: non perché fossero tante o poche 10mila persone, ma perché è una storia interessante.
Gli interrogativi dietro all’evento, infatti, sono molti.

Che cosa motiva alcune famiglie a dichiararsi “libere di scegliere” in un campo così delicato, come quello della medicina?
Che cosa pensano sui vaccini?
Quali sono le loro fonti di informazione?
Che cosa, infine, le spinge a scendere in piazza?

Ancora: quali sono le fonti di informazione delle persone che sono favorevoli ai vaccini?
In che modo le due posizioni si sono radicalizzate?

Le informazioni che circolano sul web hanno contribuito a costruire due movimenti d’opinione così distanti?
Social media, siti Internet, blog, portali di informazione di diversa estrazione, testate giornalistiche: noi lettori siamo davvero in grado di comprendere la mole di contenuti che abbiamo a disposizione?

Quando leggiamo, cerchiamo conferme all’opinione che abbiamo già o siamo disposti a cambiarla?

In tal caso, che cosa ci fa cambiare opinione?

Domande aperte. Il rapporto tra vaccini e informazione è solo un esempio e quello che ha fatto La Stampa, dopo i messaggi dei lettori, è ancora più interessante. Il giornale ha poi dato la notizia della manifestazione, in parte giustificandosi, ma dando prova di una certa apertura ai lettori.
Era prevedibile che l’articolo ricevesse commenti e critiche negative e infatti è successo: anche questo, però, è segno dei tempi e apre un dibattito per un nuovo modello di giornalismo.