Lavorare da casa

Lavorare da casa è possibile

Lavorare da casa è possibile e, se fatto con metodo, porta a ottimi risultati. Una recente indagine sullo smartworking in Italia e sulle sue prospettive di sviluppo per il futuro mi ha fatto riflettere. Penso a Pmi, piccole e medie imprese, ma penso anche alle donne che iniziano un’attività in proprio o che vogliono avviarla, con l’obiettivo di conciliare vita familiare e professionale.

L’occasione è stato il convegno a cura dell’Osservatorio a tema smartworking della School of Management del Politecnico di Milano. La ricerca, presentata l’11 ottobre scorso, si concentrava su quello che è chiamato anche lavoro agile per i dipendenti aziendali.

Per smartworking si intende il lavoro esercitato a prescindere dalla sede operativa: in ufficio, a casa, in sedi di co-working, in situazione di mobilità per viaggi professionali.

Questo modello di smartworking è differente, quindi, dal lavoro da casa di cui ho parlato spesso in questo blog e che riguarda i liberi professionisti e i piccoli imprenditori.

Tuttavia, il crescente consenso che incontra il lavoro agile è positivo per tutti e presto vi dirò perché.
Il rapporto dell’Osservatorio dichiara che il fenomeno dello smartworking è in crescita, con numeri piccoli, ma promettenti, presso le grandi aziende. Per queste imprese il lavoro agile si traduce in una quota di dipendenti, maschi e femmine, che possono lavorare in sedi distaccate dal loro ufficio uno o due giorni al mese. È un inizio, hanno spiegato gli esperti, con un buon potenziale di sviluppo futuro.
Nelle piccole e medie imprese lo smartworking – che è ora possibile e regolamentato dalla legge – non è ancora presente in via ufficiale, ma pare si stia diffondendo in modo non strutturato.

Lavorare da casa è possibile? Quali sono i vantaggi dello smartworking?

 

Il lavoro in mobilità, da impiegati dipendenti o da liberi professionisti, ha molti effetti positivi sulla qualità della vita, sul minor impatto sui mezzi di trasporto e la sostenibilità della vita urbana. Il tema che più mi interessa, però, è un altro e coinvolge le mamme professioniste.

Lavorare da casa significa privilegiare i risultati.

 

Al dipendente che esercita il suo incarico in ufficio viene chiesto soprattutto il valore della “presenza”. Molta cultura aziendale del passato si è fondata sull’idea dell’impiegato seduto alla sua scrivania. L’esempio evidente è quello del professionista che resta in ufficio fino alle nove di sera, intervallando riunioni, lavoro effettivo, pause caffè o sigaretta, lunghi pranzi con i colleghi. 

Un tale modello di lavoro “intensivo” è adatto a giovani donne, donne single e uomini. Le mamme che lavorano restano escluse da un ritmo lavorativo in contrasto con l’accudimento dei figli.

Chi fa home working, invece, uomo o donna, dà la priorità a un metodo organizzato per obiettivi, scadenze, risultati misurabili.

 

L’autentico smartworking, dunque, porta efficienza e produttività. In questo modo già lavorano, da sempre,  le mamme che incastrano, in una sola giornata, compiti da casalinga, nursery e gestione dei bimbi, controllo dei messaggi di posta elettronica,  stesura di documenti di lavoro al pc di casa, compilazione di business plan e contatti con i clienti tramite Skype.

Questo modello di lavorare da casa è possibile ed è quello che ti consiglio, se stai per iniziare un’attività in proprio o vorresti progettarla per il tuo futuro. Fare la Mumpreneur, la mamma professionista in un contesto di home-working è possibile, a patto di definire bene gli obiettivi, il metodo di lavoro e i risultati che ti permetteranno di guadagnare.

Chiedimi una consulenza gratuita, ne parleremo insieme.