Uffici stampa pubblici

Uffici stampa pubblici: cosa fanno e perché sono necessari

Cosa fanno gli uffici stampa pubblici? Oggi il guest post di Francesco Ciampa, giornalista professionista,  ufficio stampa freelance ed esperto di relazioni pubbliche istituzionali.

Gli uffici stampa pubblici hanno, o dovrebbero avere, un ruolo centrale negli enti che a vario titolo incarnano lo Stato nel senso più ampio del termine. In gioco c’è la trasparenza delle istituzioni. Comuni, Regioni, enti del Servizio sanitario nazionale, giusto per restare agli esempi, devono far sapere alle cittadinanze come svolgono il proprio operato, cosa fanno e perché lo fanno. In ballo ci sono i principii del buon andamento e dell’imparzialità delle pubbliche amministrazioni, affermati dalla Costituzione italiana.

Uffici stampa pubblici: cosa dice la legge

La legge 150 del 2000

Proprio in sintonia con questi valori, entra in campo la legge 150 del 2000. Questa legge definisce le attività dell’ufficio stampa delle pubbliche amministrazioni, precisando, tra l’altro, che esso, attraverso il capo ufficio stampa, nel ruolo di coordinatore,

cura i collegamenti con gli organi di informazione, assicurando il massimo grado di trasparenza, chiarezza e tempestività delle comunicazioni da fornire nelle materie di interesse dell’amministrazione.

La Direttiva Frattini

C’è inoltre la direttiva del 7 febbraio 2002 emanata dal ministro della Funzione pubblica, dedicata alla  comunicazione nelle pubbliche amministrazioni. La direttiva specifica le modalità di applicazione della legge 150/2000 e chiarisce la natura non marginale della comunicazione pubblica:

la comunicazione pubblica cessa di essere un segmento aggiuntivo e residuale dell’azione delle pubbliche amministrazioni, e ne diventa parte integrante, così come accade da decenni alle imprese che agiscono nel mercato dei prodotti e dei servizi.

Dunque, un orientamento chiaro e forte. Tant’è che la direttiva – di fatto spesso disattesa – stabilisce che le amministrazioni pubbliche

si impegnano a individuare nel proprio bilancio un capitolo dedicato alle spese complessive per la comunicazione e l’informazione pubblica in una percentuale non inferiore al 2% delle risorse generali.

Deontologia giornalistica

Etica e rispetto delle regole dell’informazione sono un altro punto fermo. Come stabilito dalla legge 150 del 2000,

gli uffici stampa sono costituiti da personale iscritto all’albo nazionale dei giornalisti.

Di conseguenza, anche i giornalisti che lavorano nelle pubbliche amministrazioni devono ispirare la loro condotta alle regole deontologiche riportate nel Testo unico dei doveri del giornalista.  Tutto questo in nome dei valori della correttezza, della trasparenza e del rispetto della dignità delle persone, sanciti, innanzitutto, dalla nostra Costituzione e di cui lo Stato, nella sua accezione più estesa, deve farsi portatore.

Sobrietà e rispetto del pluralismo

Sempre la deontologia impone ai giornalisti degli uffici stampa pubblici un linguaggio basato sulla moderazione. Il tono di voce dovrebbe essere sempre rispettoso e sobrio. La sobrietà, poi, è doverosa per una rappresentazione equilibrata e imparziale dei fatti che riguardano le istituzioni in quanto tali, al di là dello spirito di tifoseria, al di là degli schieramenti di partito. Non a caso, sempre nel Testo unico si specifica che il giornalista degli uffici stampa

garantisce nelle istituzioni di natura assembleare il pieno rispetto della dialettica e del pluralismo delle posizioni politiche.

La comunicazione di crisi

Il dovere di rispettare la verità sostanziale dei fatti e il dovere di trasparenza impongono una speciale attenzione nella comunicazione di crisi. Gli uffici stampa pubblici, raccordati alle altre strutture dell’informazione e della comunicazione come i portavoce e gli Urp, devono affrontare con tempestività e correttezza le criticità, gli incidenti, le polemiche. Lo devono fare dialogando con i loro vertici e con le altre strutture affini, agendo sia in termini di prevenzione che in termini di azioni-tampone e risolutive.
Devono mettersi a disposizione della stampa e informare con chiarezza, correttezza e completezza sull’evoluzione dei fatti e sui rimedi adottati. Insomma: mai chiudersi a riccio. Perché ciò potrebbe danneggiare ancor di più la reputazione dell’organizzazione rappresentata. E perché si tradirebbero i principii di imparzialità e di buon andamento della pubblica amministrazione che, anche nell’ambito della comunicazione di crisi, vanno osservati e difesi.