comunicare o litigare

Vaccini, comunicare o litigare?

Il recente dibattito sui vaccini mi ricorda tutto quello che non si deve fare, quando si vuole comunicare e non litigare con un interlocutore. Non entro nel merito della vicenda, sulla querelle tra chi sostiene i vaccini e chi no, sulle norme da poco approvate: non è questa la sede.
La questione, forse la guerra, tra chi è contro i vaccini e chi è favore, è analoga ad altri episodi sempre più frequenti sul web e sui social media.  Il ruolo del web 2.0. nella diffusione di informazioni, vere e presunte e nelle oscillazioni dell’opinione pubblica ha assunto, nel tempo, caratteristiche peculiari.

Molti studi parlano di “polarizzazione” delle opinioni.

Il mondo dell’informazione attuale è disperso in una moltitudine di media sui quali anche il cittadino comune può diventare, facilmente, produttore di contenuti. In questo contesto, gli osservatori hanno rilevato che, sempre più spesso,  le opinioni del pubblico divengono dicotomiche.
Razzisti o a favore dell’integrazione; sì al vaccino o no al vaccino; detrattori di un personaggio pubblico o fan.
La lista si allunga e l’effetto, quasi sempre, è di una distanza crescente fra due fazioni.

Quando voglio comunicare, il primo gesto è venire incontro al mio interlocutore.

Se non sono d’accordo con lui, lo dirò con franchezza: mentre metto in evidenza gli argomenti che ci vedono in disaccordo, cerco di capire il punto di vista di chi parla con me. Lo faccio per conoscerlo meglio, per capire da dove è partito per arrivare al suo convincimento, magari per persuaderlo a cambiare idea.

Se il confronto non funziona, succede qualcosa di diverso.

Uno dei due inizia a mettere il primo muro: “io sono di qua, tu sei di là”. “Tu parli in questo modo perché non sei dei nostri. Sei da un’altra parte”.
A un certo punto, emergono uno dopo l’altro solo i punti di distanza e un’insidiosa aggressività.

Uno dei due interlocutori fa “opposizione”. Non vuole capire, non vuole dialogare: vuole solo ribadire la sua opinione. D’istinto, l’altro fa lo stesso. La comunicazione finisce. Ciascuno combatte la propria battaglia: trova gli argomenti migliori, va alla continua ricerca di fatti e informazioni che rendono valida la sua posizione.

Se, a questo punto, uno dei due mette in atto strategie forti per imporsi, la distanza diventa abissale e le due parti si irrigidiscono sempre di più.

Per comunicare in modo autentico con la persona che ho di fronte, devo essere disposto a mettere in comune le carte.

Lo so, abbiamo due posizioni diverse. Alcuni nostri interessi non coincidono: ma sarà vero che siamo da due parti opposte della barricata?
Poi, si potrà parlare lo stesso, da un muro all’altro?

Che strategie, che linguaggio dovrò usare per farmi capire dall’altro?
Che linguaggio userà l’altro per farsi capire da me?