+39 340 078 7800 | info@claudiasilivestro.it

Fake news, giornalismo e cattive abitudini

Fake news e giornalismo convivono da anni sul web in una complessa dialettica che è a volte è guerra e a volte è complicità. La pandemia da Covid-19 ha alimentato il problema delle notizie false e, al tempo stesso, la fretta ha spinto molti giornali a diffondere senza verificare contenuti che poi si sono rivelati ingannevoli.
La questione delle fake news può sembrare un problema ristretto solo ad alcuni ambiti o parziale, ma non è così. Se un’informazione falsa, ad esempio, cambia le tendenze dell’opinione pubblica in merito all’opportunità di un vaccino, il problema diventa collettivo. Se gruppi violenti sono in grado di far circolare sulle reti sociali contenuti deviati, le fake news diventano una questione di sicurezza.

In questo clima drogato da cattive abitudini, l’intero mondo dell’informazione e della comunicazione entra in sofferenza.

Fake news e giornalismo

Le fake news sono diffuse, a volte costruite, da alcuni soggetti con interessi specifici ma è accaduto che alcuni giornali contribuissero a farle circolare e dar loro credito. Una cattiva gestione delle esigenze del web – dove bisogna indurre il lettore a cliccare – da parte di alcuni organi di stampa farà loro da boomerang:

se il lettore perde fiducia nelle testate tradizionali e se è indotto a credere che tanto i giornalisti esagerano, non avrà più alcun criterio di riferimento per distinguere dove trovare notizie verificate e dove no.

Oltre a casi di vere e proprie notizie errate, però, la sfiducia nei lettori trova riscontro in molte sfumature, casi in cui la notizia c’è, ma è presentata in modo incompleto. Un buon articolo di giornale, invece, dovrebbe fare qualcosa di diverso.

Dai a chi legge la possibilità di capire

Tempo fa lessi la notizia di una donna che rifiutava di incontrare una signora che aveva ricevuto la prima dose del vaccino contro il Covid-19 perché, a suo dire, la vaccinata sarebbe stata contagiosa per almeno 15 giorni. Il fatto era descritto in modo molto sintetico, forze strizzando l’occhio alle persone che sul web cercano informazioni sui vaccini. Eppure, per quanto bizzarro apparisse il rifiuto della donna, il giornalista non si era premurato, ad esempio, di spiegare che cosa succede dopo un vaccino e quali conseguenze, probabili o improbabili, sono già state accertate.
In questioni così sensibili non basta che l’articolo riporti il fatto così com’è. Più utile sarebbe se il giornalista aiutasse il lettore a capire la notizia, a comprenderne il contesto e a confutare alcune credenze che, sul web, possono diffondersi anche quando hanno dell’incredibile.

Questo tipo di informazione, che pure è presente in molti giornali, ma non in tutti, è la sola che può aiutare a contrastare la diffusione delle fake news ed è la sola che può indurre le persone a ragionare sui contenuti, abbandonando un modello di fruizione passiva.
In caso contrario, la potenza dei contenuti falsi può arrivare, come si diceva un tempo, a generare mostri.