relazioni pubbliche

Relazioni pubbliche digitali. O forse no

Fare relazioni pubbliche è davvero così diverso rispetto al passato? Le reti sociali hanno ucciso i mestieri tradizionali della comunicazione?
Chi ha iniziato a fare relazioni pubbliche, prima dei social media, si pone spesso queste domande. Lavorare nella comunicazione è sempre stato complesso; per molte aziende, oggi, il risultato può essere diverso dalle aspettative. I clienti chiedono progetti nuovi e i concorrenti hanno molti nomi: comunicazione faidate, social media management, digital marketing.
Fare relazioni pubbliche, quindi, vuole dire sempre fare digital pr?

Passo indietro: relazioni pubbliche prima di Facebook

Comunicare prima di Facebook: c’è ancora qualcuno che si ricorda? Prima del 2004, fare ufficio stampa, invitare un pubblico selezionato a un evento, stringere relazioni, far crescere la visibilità di un’azienda erano professioni del tutto diverse.
Al di là degli incontri di persona, il pr aveva pochi canali per entrare in relazione con i suoi interlocutori:

  1. il telefono, il medium tuttora più “caldo” e diretto che conosciamo
  2. l’invito via posta o il fax
  3. la posta elettronica.

La mail era il medium più diffuso per comunicare: per messaggi professionali, formali e per quelli confidenziali.

Il telefono cellulare, quando era un telefono e non uno smartphone, si usava solo per le chiamate.
Gli sms erano riservati agli amici: nessuno affidava a 160 caratteri comunicazioni di lavoro.

Oggi, chi è addetto stampa o responsabile pr ha molti modi di dialogare con i suoi contatti. La novità: i canali si usano, in modo sempre più frequente, per comunicazioni ufficiali o confidenziali, senza distinzione.

Social media: comunicare con tutti

La diffusione dei social network ha cambiato il volto delle relazioni pubbliche, anche se non subito. C’è voluto del tempo perché le reti sociali venissero considerate come luoghi per far conoscere le aziende e stringere rapporti di lavoro: ma, una volta fatto il salto, non si è tornati più indietro.

Dove trovi tutti i contatti che desideri? Dove spendono il loro tempo i giornalisti, i tuoi partner, i consulenti che sono sempre fuori ufficio? Dove trovi gli amici degli amici che vorresti conoscere?

Per chi lavora e vive di relazioni, come gli uffici stampa e le agenzie di comunicazione, luoghi come Linkedin e Facebook  sono apparsi come un paradiso. Un mondo ideale dove non c’è bisogno di consultare elenchi giornalisti cartacei e chiamare le redazioni per avere nomi e numeri di telefono. È davvero così?

Relazioni pubbliche digitali: l’utopia della velocità

Come per altri aspetti del business on line, le pubbliche relazioni rischiano di vivere l’illusione che sembra permeare il mondo della rete: avere tutto e averlo subito, grazie all’idea di una viralità spesso mal compresa. Chi lavora nel web marketing, del resto, afferma che non tutti i risultati efficaci si conseguono velocemente, anche su Internet.
I professionisti della comunicazione, addetti stampa, pr digitali o tradizionali, sanno che le relazioni hanno bisogno di tempo. Puoi entrare virtualmente in contatto con uno sconosciuto su Facebook in uno secondo: questa, però, non è ancora una relazione, un dialogo vero che ti permette uno scambio di contenuti, un confronto, la possibilità che l’altro ti ascolti.

Le relazioni, anche in campo professionale, assomigliano all’amicizia tra il Piccolo Principe e la volpe: richiedono pazienza, tempo, piccoli passi.

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